Itinerari

CARRARA. Il museo diffuso del centro storico.

Museo diffuso

La valle di Carrara è parte integrante della Lunigiana Storica (territorio dell’antica diocesi ecclesiastica di Luni). Dalla fine del X secolo, il trasferimento della curia vescovile da Luni all’area collinare apuana ha concorso a generare un sistema di nuovi nuclei urbani e di strade. Siamo nel periodo segnato da una “signoria vescovile”. In questa fase storica nasce il Comune rappresentato da esponenti del borgo e da membri delle “vicinanze” montane.
La prima cerchia di mura di Carrara si estendeva dalla Rocca sino al bastione dove si trova oggi la chiesa del Suffragio. Da qui giungeva alla Porta Ghibellina da dove raggiungeva un altro bastione sito nella contrada dell’Ulivo. Lungo l’asse viario principale si trova la prima Casa comunale di Carrara e denominata Casa Repetti.
La sua facciata marmorea presenta una ricca e varia decorazione a rilievo. Si tratta di rilievi di significato simbolico, religioso o profano tra i quali presente la “ruota” a otto raggi, simbolo di Carrara.


Il Duomo di Sant’Andrea
Già prima dell’anno Mille esisteva una chiesa nel primo nucleo abitativo di Carrara. Al primo impianto romanico sono succeduti, nelle strutture superiori ed esterne, degli elementi gotici. L’impianto iniziale si può riscontrare nel primo ordine della facciata, più avanti con i canonici di San Frediano di Lucca abbiamo la seconda fase costruttiva in cui viene continuato omogeneamente il fianco bianco, vengono
sostituite le scene figurali con capitelli corinzi ed inoltre compaiono monofore decorate.
Nel Trecento venne eretta la parte superiore della facciata con il grande rosone.
Dalla metà del XV secolo vengono realizzati affreschi su pareti interne, coperti più avanti da altari laterali che, nell’immediato secondo dopoguerra, verranno rimossi per riportare l’edificio al suo stile originario.
L’interno presenta tre navate divise da colonne e da pilastri con archi a tutto sesto. Nella navata destra si trova
l’altare dedicato a San Ceccardo, patrono di Carrara. Proseguendo lunga la navata troviamo L’Annunciazione, detta Le Cassanelle, un gruppo scultoreo in marmo statuario, risalente alla fine del XIV secolo.
La navata chiude con l’altare del Santissimo Sacramento dove è raffigurata, in una scultura centrale, la Vergine con il Bambino. Sopra alla mensa dell’altare maggiore spicca la croce trecentesca detta La Divina Provvidenza.
Nella navata sinistra troviamo il gruppo marmoreo della Madonna col Bambino e santi, realizzato alla fine del XV secolo dallo scultore fiorentino Andrea Guardi. Poco più avanti l’altare della Madonna del Popolo e l’accesso alla cappella detta Compagnia Grande.

Le chiese
Nel quartiere di Grazzano venne inserito entro le nuove mura del 1557 l’antico Ospedale dei Santi Giacomo e Cristoforo, edificato in epoca
altomedioevale. Davanti al Palazzo del Principe, attuale Accademia di Belle Arti, venne edificata la chiesa della Madonna del Carmine.
Fuori dalle mura cinquecentesche si trova la chiesa di San Francesco: il complesso conventuale venne edificato in un luogo chiamato
Calamecca termine che deriva dagli artisti che avevano le proprie botteghe in questa zona. I locali del convento oggi ospitano il MudaC - Museo delle Arti di Carrara.
Due chiese vennero edificate per accogliere immagini mariane venerate dal popolo: nel 1620 la chiesa della Madonna delle Grazie alla Lugnola con altare barocco opera di Alessandro Bergamini; nel 1650 la chiesa della Madonna delle Lacrime con altare maggiore realizzato da Francesco Baratta.
La chiesa del Suffragio in via Plebiscito venne iniziata nel 1688 progettata da Innocenzo Bergamini ed è l’unico esempio di architettura religiosa con cupola presente in città.

Il Palazzo del Principe (Accademia di Belle Arti)
Edificato per volere di Alberico Cybo Malaspina, signore della città, nei primi decenni del XVI secolo, a ridosso dell’antica rocca  alaspiniana di origine medievale. Questo palazzo dal XIX secolo ospita l’Accademia di Belle Arti di Carrara. In origine per i corsi accademici fu costruita una sede apposita.

La piazza Alberica
Alberico Cybo Malaspina, il 12 ottobre 1574, ordinò la realizzazione di una grande piazza nell’antica “Platea porcorum”. Negli anni seguenti venne dato ordine di edificare in quella che ormai è definita “Platea Alberica in terra Carrarie Nuova”. Questa in breve divenne il nuovo centro della vita cittadina, divenendo luogo in cui si leggevano i bandi e le ordinanze del principe, mentre oggi il 16 giugno si svolge la fiera di San Ceccardo (patrono di Carrara) e il 30 novembre la fiera di Sant’Andrea (patrono del Duomo).


Le maestà
Le immagini sacre presenti nel centro storico sono testimonianza materiale di come – nel tempo – si sia ritenuto doveroso erigere memorie che ricordassero i sentimenti devoti e le necessità quotidiane del popolo. Queste immagini, meglio conosciute come maestà, vengono definite anche icone marmoree, come sinonimo di “immagini sacre in marmo bianco”. Sono visibili soprattutto sulle facciate delle case, specie di quelle più antiche, al di sopra o direttamente scolpite sugli architravi dei portoni, incastonate nei muri oppure inserite in piccole nicchie, alcune poste agli angoli dei palazzi. La produzione di questi manufatti ricevette forte impulso e una larga diffusione a seguito del Concilio di Trento

I monumenti civili
Con la caduta di Napoleone e il ritorno allo status quo precedente, Carrara eleva il monumento alla propria sovrana, la duchessa Maria Beatrice D’Este .
L’opera venne realizzata tra il 1816 e il 1824. Lo scultore Piero Fontana (1787 -1858) eseguì la figura della sovrana e il pratese Lorenzo  Bartolini (1777-1850) progettò il piedistallo che presenta tre opere a rilievo. Queste ultime vennero realizzate dai carraresi Giovanni  Tacca (Carrara ed il Carrione con Minerva ed il Genio della Scultura), Matteo Bogazzi (Aronte tra la Pittura , la Scultura e l’ Architettura) e Giuseppe Del Nero (Maria Beatrice tra la Carità , la Giustizia e la Religione ).
Sul fronte, al livello iniziale del basamento, venne aggiunta una fontana dalla quale scende una delle acque più pure della città. Il monumento e la piazza colpirono la sensibilità poetica di Gabriele D’ Annunzio: Su la piazza Alberica il solleone muto dardeggia la sua fiamma spessa / e , nel silenzio , a piè della Duchessa / canta l’ acqua la rauca sua canzone . (da Le città del silenzio).
Il primo monumento eretto in città dopo l’Unità d’Italia è quello dedicato a Pellegrino Rossi, economista, giurista e politico carrarese ucciso a Roma in un attentato nel 1848. L’opera, inaugurata in piazza D’Armi nel 1876, è una traduzione in marmo di un modello in gesso esguito a Roma dallo scultore toranese Pietro Tenerani (1789 – 1869). Carrara onorando i Padri della Patria eleva il monumento a Garibaldi, commissionato dalla Società dei Reduci delle Patrie Battaglie, venne eretto nella piazza del Teatro (oggi piazza Garibaldi) nel 1889, sette anni dopo la morte dell’eroe. L’autore della statua è il carrarese Carlo Nicoli (1843 – 1915) fondatore del laboratorio di scultura di piazza XXVII Aprile. Il successivo monumento è dedicato a Giuseppe Mazzini inaugurato in piazza Accademia nel 1892. L’autore della statua èil carrarese Alessandro Biggi (1848 – 1926), docente di scultura, mazziniano che ricoprì anche la carica di sindaco di Carrara.
Il Novecento si apre con la realizzazione del monumento dedicato a Pietro Tacca, scultore nato a Carrara nel 1577. Opera di Carlo Fontana (1865 – 1956) venne inaugurata nel 1900.

Le Fontane
Nella trasformazione urbanistica, operata sotto Alberico Cybo Malaspina, hanno particolare importanza le fontane pubbliche che vengono erette in città e nel territorio circostante.
In piazza del Duomo troviamo la fontana del Gigante: realizzata nel 1563 utilizzando una grande statua non finita, opera dello scultore fiorentino Baccio Bandinelli (1488-1560), raffigurante l’ammiraglio genovese Andrea Doria nelle vesti di Nettuno. Una curiosità: in piazza del Duomo, di poco discosta dal Gigante, una lapide marmorea segnala la casa dove più volte trovò soggiorno Michelangelo nelle sue visite a Carrara per scegliere ed acquistare i marmi per le sue opere.
Di fronte alla chiesa della Madonna delle Lacrime venne costruita la fontana della Sirena. Troviamo poi altre fontane minori come il  Boccalone (in via Rosselli) o i Mascheroni ( in via Plebiscito ).


La via Carriona e i laboratori del marmo
Il grande romanziere inglese Charles Dickens, che soggiornò a Carrara nel gennaio del 1845, descrive la strada “per la quale scende il marmo “(via Carriona) con queste parole: “(…) il genio di questo paese e lo spirito delle sue istituzioni lastricano la strada: la riparano, la sorvegliano, la tengono in funzione! Immaginate un torrentaccio dal letto roccioso, ingombro di grossi mucchi di sassi di ogni forma
e dimensione che serpeggia nel mezzo di questa valle (…) Pensate ai goffi carri di cinquecento anni fa usati ancora adesso e trainati (…) da buoi, i cui antenati erano logorati a morte, cinquecento anni fa, come i loro discendenti lo sono ora, in dodici mesi, a causa delle atroci sofferenze di questo lavoro crudele!” (da Impressioni italiane 1844-45).
Lungo via Carriona si incontravano fin da quell’ epoca laboratori artistici. Dalla Guida di Carrara del conte Carlo Lazzoni (1880) ricaviamo che in città esistevano diciannove grandi laboratori suddivisi in due gruppi :“laboratori di scultura “ e “laboratori di ornato e di architettura”. La maggior parte di questi “studi” (come erano chiamati all’ epoca ) si trovavano lungo la via Carriona, nei quartieri vicini
(Caffaggio e Baluardo ) e lungo lo stradone di San Francesco ( oggi via Verdi ). Nel XIX secolo , la progressiva introduzione delle tecnologie meccaniche favorì una notevole espansione della lavorazione artistica ma il parallelo sviluppo urbanistico determinò un processo di decentramento dei laboratori verso il mare.


I teatri e i palazzi storici
Il teatro Animosi venne realizzato grazie all’ impegno di un gruppo di cittadini, esponenti della nobiltà e dell’alta borghesia, riunitisi
in una Accademia che prese il nome “degli Animosi”. La città era sprovvista di un vero e proprio teatro, visto che la struttura precedente, già esistente nel Palazzo del Principe, era stata smantellata per esigenze legate all’ insediamento dell’Accademia di Belle Arti . Il progetto
venne affidato all’ architetto neoclassico lucchese Giuseppe Pardini (1799-1884); l’inaugurazione avvenne il 26 dicembre del 1840.
Successivamente all’ interno dell’edifico si allestirono alcune sale ad uso di Casino Civico (l’attuale Ridotto) ad uso culturale, ludico e ricreativo. Il Politeama Giuseppe Verdi edificato tra il 1888 e il 1892 su progetto dell’ingegnere piemontese Leandro Caselli (1854-1906), domina piazza Matteotti (già piazza Farini). Venne inaugurato nel 1892 con il “Rigoletto” di Giuseppe Verdi. Tra il 1885 e il 1892 all’ingegner Caselli vennero affidati importanti lavori urbanistici e opere destinate all’edilizia privata o di pubblica utilità. Cittadino ad esempio: la Caserma Dogali (attuale Scuola Media Carducci); l’ampliamento del cimitero di Marcognano; il Palazzo Binelli (attuale sede della Fondazione Cassa di Risparmio); il Palazzo Cucchiari (via Verdi – via Cucchiari); il Palazzo della Camera di Commercio (in via Rosselli); le Scuole Elementari Aurelio Saffi; il completamento dell’Asilo Infantile Garibaldi (in via Solferino) e l’avvio del progetto per una nuova
sede della Cassa di Risparmio (poi realizzata da Domenico Zaccagna tra il 1902 e il 1910).

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