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Carrara 1800-1850 maestri allievi in viaggio verso Roma

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a cura della Commissione Patrimonio dell'Accademia di Belle Arti di Carrara,
02/06/2018-15/07/2019

L’Accademia di Carrara possiede una delle più importanti gipsoteche al mondo. Infatti, se è vero che per quantità di opere esistono collezioni più grandi, è altrettanto vero che nessuna gipsoteca ha un numero e una varietà di opere originali pari a quella di Carrara. La scelta delle 26 opere esposte, fra le oltre 300 fin ora inventariate nelle varie sedi dell’Accademia, è un saggio dell’importanza della raccolta.                                                                                                                                                                                                              Per dare organicità alla selezione qui presentata, la scelta, salvo rari casi, si è limitata a modelli di giovani dell’Accademia realizzati nel primo Ottocento durante i loro soggiorni di studio. Grazie a dei ‘pensionati’ ottenuti attraverso concorsi, gli allievi meritevoli trascorrevano dei periodi di perfezionamento fuori da Carrara. Nel primo Ottocento la scelta del luogo ricadeva sempre su Roma, il centro al tempo giustamente considerato il più avanguardistico nel campo delle arti plastiche. I giovani erano tenuti a spedire a Carrara dei ‘saggi’, ossia dei ‘modelli in gesso’, del loro avanzamento negli studi, che in buona parte si conservano ancora nell’Accademia. La grande attenzione che questo Istituto ha sempre rivolto alla scultura, ha fatto sì che tali opere venissero conservate e documentate. I modelli, infatti, sono corredati da iscrizioni, incise nel gesso, che ne identificano l’autore, la data di esecuzione e spesso chiarificano se si tratti del primo, del secondo o del terzo saggio di studio. Così è stato possibile individuare i primi lavori di personalità destinate a spiccare il volo nella scultura, quali Pietro Tenerani, Luigi Bienaimè e Carlo Chelli, mostrare i primi lavori di membri di famiglie carrarine, come la Lazzerini e la Tacca, da sempre dedite alla scultura, oppure recuperare testimonianze di giovani che avrebbero prematuramente abbandonato la carriera artistica, come il nobile Leopoldo di Borbone, principe di Siracusa, e Demetrio Carusi. Tutto ciò a dimostrazione che Carrara, madre del marmo, è stata nell’Ottocento la fucina della scultura lapidea.

Photo credit: ©Michele Ambrogi

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